Pasqua a Malaga (con il senno del poi)
di Michele Scarpinato il 8 maggio 2009 alle 0:01:21
Dalla mia posizione di italiano all’estero è normale che venga fuori un post sulla Pasqua a Malaga, facendo gli opportuni confronti con quelli della città natia. Magari ci si aspetta anche che questo venga fuori qualche giorno dopo la festa, invece non è così semplice, c’è bisogno di tempo per digerire questa esperienza.
La difficoltà nel comprenderla e riassumerla non sta tanto nella sua differenza ma tanto nella sua complessità.
Innanzi tutto qui parlare di Pasqua, è riduttivo, si parla di Settimana Santa (semana santa). Tra i religiosi e quelli che hanno fatto il catechismo come si deve potrebbero dire che anche i cattolici italiani celebrano tutta la settimana che va dalla Domenica delle palme (domingo de ramo) alla Domenica di Pasqua (domingo de resurreción), ricordando giorno per giorno la Passione del Cristo nella Via Crucis, ma questo oggi giorno avviene solo dentro le chiese, intimità tra i fedeli.
Qui in Andalusia (più che in tutta la Spagna) questa settimana è molto più particolare e partecipata.
Ogni domenica di quaresima è possibile incontrare per le strade delle città le varie processioni delle confraternite, e fu così che cominciai.
La domenica prima di quella delle palme andai a fare un giro per il centro e aggirandomi tra le strade vidi della gente ferma al bordo del marciapiede, ferma, a guardare tutti verso la stessa direzione. Capendo che si trattasse di qualche manifestazione, probabilmente legata alla Pasqua mi fermai per curiosare.
Non essendo particolarmente credente mi sono documentato lì per lì poco, dato che quello che avevo visto non era molto differente da quello che avevo potuto vedere nella mia vita a Palermo.
In realtà questa processione di una domenica qualsiasi nella quaresima a Palermo la fanno nella Settimana Santa.
Dalla domenica delle Palme alla Pasqua, invece, comincia uno spettacolo unico che merita di analisi etnoantropologiche molto più serie e profonde di quelle che può fare uno sbarbatello come me.
Lo spettacolo consiste nella sfilata di circa 40 processioni delle altrettante confraternite, ognuna contraddistinta dal suo trono e dai suoi colori, dai suoi simboli.
Manifestazioni del genere avvengono per tutta l’Andalusia e sono attrattive per i turisti che città come Malaga e Siviglia non si lasciano di certo sfuggire, mentre i piccoli paesi attraggono gli andalusi di Malaga e Siviglia che già conoscono quelle della propria città, ma per vedere delle processioni così non era necessario venire fino a qui, dato che gli spagnoli ci hanno lasciato in eredità questo costume conservato ancora oggi nelle Processione dei Misteri di Trapani.
Alcuni membri delle confraternita di turno accompagnano il primo trono raffigurante una fase della Passione, indossando delle tuniche che le contraddistinguono immediatamente dalle altre confraternite. Visto che le confraternite sono circa una quarantina per contraddistinguersi non basta semplicemente cambiare i colori delle tuniche, ma c’è in gioco una combinazione di colori e particolari che confondono il turista sprovveduto.
La maggior parte dei copricapo sono a punta come quelli indossati dal Kux Klux Klan e sotto questi abbiamo donne e uomini di diverse età. A capo scoperto partecipano anche dei bimbi piccoli.
Durante la sfilata di questi incappucciati i bambini che assistono corrono verso loro per farsi regalare la cera del cero che questi portano durante la processione. I bambini così arrivano al giorno della Pasqua con una palla di cera più grande a seconda della loro partecipazione alle processioni e aggiungo io alla loro timidezza.
Dopo questi e il trono, segue una serie di altri responsabili in vestito classico a rappresentare la confraternita e a presentare il trono con la Vergine seguita ancora dalla banda.
La cosa che più mi ha sorpreso di questo evento è che la gente aspetta la Vergine più che il povero Gesù che in quei giorni sta subendo il suo calvario.
La vera star della processione è lei, gli applausi, i baci e la commozione, per lei così bella e così uguale a se stessa. E la cosa non cambia nemmeno il giorno della Resurrezione, nonostante sia Gesù a Risorgere è la Madonna a beccarsi più applausi.
Alcuni dei fedeli, che partecipano alla “coreografia” della processione, come altri che semplicemente la seguono, portano come voto una benda nera sugli occhi.
Una manifestazione così articolata e complessa non si comprende guardandola una volta sola o leggendo qualche guida, ma bisogna viverla, trono dopo trono, nei vari angoli della città, senza accontentarsi che passino tutte dalla strada principale che porta alla cattedrale, luogo di conclusione della processione.
L’organizzazione di questa manifestazione è impeccabile, non solo nella cerimonia, ma anche logisticamente, infatti per le vie e le strade principali vengono disposte file e file di sedie e le piazze vengono corredate di spalti che la gente può affittare in abbonamento o la sera stessa.
In ogni sedia appeso c’è un sacchettino di plastica per la spazzatura e delle volontarie che periodicamente passano a rifornire gli spettatori.
L’intera Semana Santa è stata partecipata da malagueñi e turisti, religiosi e non e che lascia fiorire considerazioni filosofiche sulla religione e l’identità che mi riservo per altri spazi e altri tempi.
ps: però non festeggiano la pasquettaaaaaaaaaaaaa!!!!
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Sono d’accordo con te sul fatto che la Semana Santa è difficile da digerire! Su un’altra cosa devo dissentire: da buona trapanese volevo ricordare che non sono stati gli spagnoli a lasciarci in eredità l’usanza delle processioni, bensì hanno copiato la nostra idea!
wikipedia non è d’accordo… mi sa che dobbiamo approfondire di chi è la colpa!