Intervista esclusiva di bloggalo! agli Apple Scruffs

di Manuela & Veronica il 17 luglio 2009 alle 0:05:16

No Gravatar

Hanno all’attivo un altissimo numero di esibizioni live, riconoscimenti dalle più alte cariche della città inglese di Liverpool, numerose partecipazioni al “Mathew Street Festival”, varie esibizioni al “Cavern Club”, tempio della musica che ha visto come protagonisti anche artisti del calibro dei “Beatles”, “Queen”, “Rolling Stones” ed “Eric Clapton”, sono stati i primi a varcare le soglie del “Teatro Politeama” a Palermo per un concerto rock , rigorosamente sold out. Stiamo parlando degli “Apple Scruffs”, la band palermitana che ha riscosso un vasto ed entusiasta successo di pubblico e critica.

Noi di bloggalo! abbiamo avuto il piacere di intervistare Alessandro, Bruno e Mirko Cirrone, una sana e interessante chiacchierata tra considerazioni prettamente musicali e un pizzico di divertente ironia.
Sin dalla prima domanda è facilmente intuibile il clima scherzoso creatosi: “Come nascono gli Apple Scruffs?”, Bruno risponde: “La mamma è andata in ospedale …”, impossibile non provocare qualche risata divertita, espediente che a me e a Vincenzo Arnone (partner fantastico in questa occasione) permette di rompere il ghiaccio e dare il via a un’intervista che esce dai canoni tradizionali e prende le sembianze di un coloratissimo scambio di opinioni, un dialogo vero e proprio che niente ha a che fare con il succedersi monotono di botta e risposta.
La dose viene rincarata da Alessandro: “No, è che vivendo nella stessa casa ci siamo incontrati … abbiamo notato una somiglianza … guarda sembriamo fratelli”. Subito dopo subentra la risposta vera, pronta a placare le risate iniziali: “ Abbiamo iniziato a suonare quando il più piccolo di noi aveva undici anni. Abbiamo comprato le chitarre, iniziato a provare e dopo due anni di prove intensive c’è stato il nostro primo concerto”.
E vai con la seconda domanda: “Qual è stato, singolarmente, il vostro percorso formativo?
Impossibile delinearlo, siamo cresciuti nella stessa casa. Inizialmente era compito di nostro padre impartire le direttive musicali. Ascoltavamo Frank Sinatra e musica classica.” Poi Bruno aggiunge: “Il mio primo 45 giri è stato “We are the robots” dei Kraftwerk” e a questo punto Alessandro non manca di canticchiare “We are the world” storpiando le parole in “We are the robots”. Bruno prosegue: “Abbiamo anche ascoltato una compilation dei Beatles e da lì è esplosa la passione per tutta la musica degli anni ’60: Rolling Stones, Jimi Hendrix, Eric Clapton. Mettevamo un disco, o ascoltavamo una cassetta e studiavamo gli assoli con la chitarra, cercando di imitarli.” La parola passa a Mirko: “La musica che ascoltiamo è più o meno la stessa, ma essendo chitarrista ho approfondito determinate cose: Jimi Hendrix in primis, poi sono passato ai Led Zeppelin e Jimmy Paige e tutti i chitarristi degli anni ’60-‘70”.
Irrompe Alessandro: “Sai che avevamo anche l’hobby del disegno? Io ho continuato e adesso sono anche scenografo.” Poi continua: “ Un nostro vicino di casa ci ha dato lezioni di chitarra. Ci siamo andati per caso e da quel momento non abbiamo più smesso. Inizialmente è prevalsa la passione per la chitarra, poi è subentrata l’attenzione per la composizione delle canzoni e lo strumento è diventato il mezzo per la loro stesura”.
Questo ci porta dritti alla domanda successiva: “Come nasce una canzone?
Ci piacciono le canzoni che abbiano una melodia ben definita. Il termine melodia è spesso sentito come dispregiativo o fuorviante, ma anche i pezzi rock o heavy metal hanno una melodia, se puoi canticchiarla. I pezzi devono quindi avere una melodia lineare, orecchiabile.
Orecchiabile ma non scontata”, aggiunge Bruno: “ Spesso capita di sentire canzoni di cui puoi prevedere il ritmo, il pezzo invece deve comunque seguire una sua originalità”.
E per quanto riguarda i testi?”. Domanda inevitabile volta a soddisfare la mia curiosità di pseudo-autrice.
Mirko: “Nella maggior parte dei casi nascono in maniera inconscia.”, Alessandro: “Nascono come suoni .”, Bruno: “Quando sei ispirato può capitare che componendo al piano o alla chitarra ti vengano fuori delle parole senza pensarci su. Poi vai a rivedere i vari passaggi e a perfezionarli, ma quello che crei di getto, spontaneamente, è lo scheletro della canzone che contiene già l’idea, il concetto di base.
Ma questa non è una regola. Bruno ha dei testi che ha scritto prima di creare il motivo.”, dice Alessandro e nuovamente interviene Bruno sostenendo che per creare una canzone non esiste una regola precisa, che il modo in cui nasce una canzone è bello e inspiegabile, e spiega la difficoltà di abbinare un motivo a dei testi che “restano poesie”.
In ogni caso il pubblico capisce quando la canzone è costruita a tavolino o quando è realmente sentita, quando è figlia dell’ispirazione o quando è scritta per raggiungere un determinato target”.
Come vi approcciate all’esecuzione di un pezzo, specie se si tratta di una cover?
Approcciarsi ai propri pezzi è più difficile, perché i pezzi altrui ti forniscono già una traccia, un punto di riferimento. Dal canto nostro non cerchiamo mai l’imitazione, abbiamo suonato durante occasioni di altissimo livello, riscuotendo un consenso unanime, grazie al modo personale con cui trattiamo la canzone in questione, che si trasforma a seconda del nostro modo di suonarla ma non si stravolge. Non puoi stravolgere qualcosa che è un capolavoro di per sé, anche se nell’esecuzione live non potrà mai ripetersi la stessa interpretazione: nascerà un qualcosa che sarà sempre diverso, come se la canzone passasse attraverso noi, come se noi fossimo dei filtri.
Potreste fare un parallelo tra le esperienze live inglesi e quelle italiane?
Abbiamo suonato tanto in Italia e siamo sempre stati bene. La sostanziale differenza sta nella cultura da parte del pubblico. In Inghilterra la base della cultura musicale è il pop-rock. L’Inghilterra è conosciuta nel mondo per questo, come ciò che contraddistingue l’Italia è la musica lirica.” Alessandro apre una parentesi: “Pop significa popular, popolare, ma spesso la parola viene avvertita come un’offesa, senza considerare che negli ’60 tutta la musica era pop: Beatles, Bob Dylan..
Spesso si pensa al pubblico italiano come a quello più caloroso. Ma a Liverpool abbiamo trovato un forte riscontro e una risposta univoca da parte della gente, emozionata fino alle lacrime. Non sappiamo quale cocktail abbiamo rappresentato per loro, forse è stata avvertita la passione che mettiamo in quello che facciamo. Anche dal punto di vista tecnico le due realtà sono diverse: in Inghilterra la musica viene presa molto seriamente, abbiamo incontrato tecnici del suono giovanissimi e nonostante questo molto competenti. Inoltre, abbiamo ritrovato l’entusiasmo e la partecipazione in ogni fascia d’età dai più adulti ai più giovani. Tutti sono in grado di capire e ascoltare cosa tu stai facendo sul palco, la musica è il loro linguaggio.
A Palermo invece, puoi avere un certo tipo di riscontro solo tra un pubblico di appassionati del genere. In Inghilterra essere musicista è considerato un vero e proprio lavoro oltre che una passione, in Italia è più un hobby.

Come descrivereste l’esperienza al Cavern Club? E quella al Teatro Politeama?
Maggio 2008. Liverpool era capitale della cultura europea e proprio in questa occasione abbiamo fatto quattro concerti al Cavern, il tempio della musica rock mondiale, dove i concerti iniziano nel pomeriggio e si protraggono fino a sera, l’atmosfera è elettrica, frizzante. Al Teatro Politeama è stato bellissimo, i biglietti sono finiti in un paio di giorni. Il pubblico è stato eccezionale, abbiamo ritrovato lo stesso calore che ci ha accolti a Liverpool.
Siamo agli sgoccioli, una delle ultime domande è la seguente: “Che rapporto avete con la musica contemporanea?
Chiunque fa arte deve conoscere il passato, l’artista deve avere delle basi per andare avanti. Più o meno tutti possono essere in grado di cantare e suonare benissimo, ma se si va a ricercare la Canzone all’interno di tutta la confezione non si trova.” E in seguito alla difficoltà nel trovare un artista o più artisti, paragonabili ai grandi del passato, Alessandro dichiara: “Gli artisti moderni riprendono tantissime cose di quei cantanti, o gruppi, che hanno gettato le basi della musica.” Mirko fa dei nomi: “Coldplay, Demon Albern, che ha fatto una mossa intelligentissima, ritirandosi dalla scene e lanciando i Gorillaz, questi artisti-cartoni animati. Geniale, un quarantenne in grado di creare musica che verrà poi ascoltata da degli adolescenti.
Bruno scherza: “Un giovanissimo che mi piace è Simon Lebon”.
E poi la stessa domanda viene posta a noi. E ovviamente siamo ben lieti di snocciolare nomi come Led Zeppelin, Patti Smith, Nirvana. E qua Alessandro mi frega: “Ma come vedi sono artisti del passato.” E mi tocca ammettere, nel mio tentativo di spillare loro qualche nome appartenente alla cultura musicale attuale, la supremazia assoluta dei Grandi dei quali abbiamo parlato fin’ora.
Alessandro però aggiunge, riscuotendo il consenso degli altri: “Fin’ora abbiamo parlato dei classici, ma è ovvio che se ci capita di ascoltare una canzone in radio e se la canzone è meritevole, non facciamo alcuna fatica ad apprezzarla. Non siamo settoriali, non devono esserci limiti.
Di cosa c’è bisogno per essere un artista a tempo pieno?
Purtroppo a Palermo mancano le strutture necessarie per consentire ad un musicista di esserlo a tempo pieno. L’artista è una sorta di factotum di sé stesso, deve farsi da manager, deve comporre, suonare, pubblicizzarsi, perché mancano le booking agencies, che si occupano di trovare le collocazioni per gli artisti, che nel caso specifico della nostra città, devono fare tutto da soli.
E dulcis in fundo: “Quali sono i progetti futuri degli Apple Scruffs?
La cosa principale è il nuovo disco, di cui faremo una presentazione anche a Palermo. E ovviamente la promozione del nostro lavoro, tour e vendita. E un progetto al quale lavoriamo da molto tempo, sul quale abbiamo speso tutte le nostre forze artistiche e non, il nostro imminente futuro è incentrato su questo.

E anche se l’intervista è finita, non si è di certo conclusa la nostra avventura con gli Apple Scruffs. E stavolta posso felicemente godere della presenza di Manuela, compagna di viaggio insostituibile.
Insieme li raggiungiamo al Giardino Inglese, dove suoneranno in occasione della serata organizzata dal CISS (Cooperazione Internazionale Sud Sud). Quando arriviamo, c’è poca gente e l’atmosfera è rilassata, se non fosse per quei piccoli problemi di audio… ma i ragazzi sorridono, ci scherzano su – in fondo siamo soltanto al sound check – e vanno avanti, alla ricerca dell’equilibrio sonoro perfetto.
La cattiva notizia è che dovremo aspettare l’esibizione di due gruppi prima di poter assistere alla loro, e la curiosità di ascoltarli live è davvero tanta. La buona è che il tempo scorre abbastanza in fretta, e gli Apple Scruffs sono finalmente sul palco ad imbracciare i loro strumenti e riscaldare le corde vocali. Non c’è dubbio, adesso si comincia sul serio.
Le casse crepitanti sprigionano un sound caldo, vicino, vicinissimo al più tipico stile british, in pezzi dei Beatles come “Rain” (reinterpretata in modo eccezionale) o dei Kinks come “You really got me”, insieme ad alcuni pezzi inediti. Ma si stia ben attenti ad un particolare: questi ragazzi non si limitano certo ad eseguire i pezzi in modo meccanico o – ancora peggio – scontato. No, loro ci mettono la carica, il cuore, la passione di chi è nato per la musica. Peccato solo che l’esibizione sia durata il tempo di sei o sette canzoni, perché – problemi tecnici a parte- gli Apple Scruffs meritano davvero. Meritano di stare sopra un palco a portare in giro la loro musica e, perché no, magari col tempo arriveranno anche a pubblicare il “Sgt. Pepper” dei nostri giorni. Sentiremo parlare di loro!

Grazie agli Apple Scruffs per foto, intervista ed estrema disponibilità.
Grazie a Vincenzo e a Manuela.
Fonti biografiche: http://www.applescruffs.it/

Bookmark and Share

Articoli correlati:

  1. DEFOE TRASCINA L`INGHILTERRA AGLI OTTAVI Dopo una settimana a dir poco tormentata, dove non sono...
  2. Intervista a Carlo Butera per Bloggalo Domenica alle ore 22:00, si esibirà all’Officina Musicale ai...
  3. Apple lancia l’IPAD: oggetto del desiderio dei fanatici della tecnologia!
    La Apple lancia in...
  4. Chiara Chiaramonte di bloggalo! intervistata su Reset Radio
    Reset Radio è la...
  5. La guida di HostelsClub agli eco-ostelli HostelsClub, il sito per ti permette di prenotare il...

Categorie: Fluxus | Primo Piano

Commenti
Carmela BarbaroNo Gravatar il 2009/07/17 alle 19:23

E brave ragazze! l’intervista si legge d’un fiato e si percepisce il clima rilassato e ironico del meeting.
Sti ragazzi sono proprio bravi…
Condivido il gusto verso una melodia ben definita, lineare,orecchiabile e non scontata.

Manuela & VeronicaNo Gravatar il 2009/07/17 alle 19:56

Dobbiamo assolutamente rettificare un errore : Samuel = Simon Lebon .. Maledetta distrazione :)

RobbinaNo Gravatar il 2009/07/17 alle 20:18

Ma procediamo a gonfie vele eh! Grandi…continuate così:-)

AnitaNo Gravatar il 2009/07/18 alle 19:34

Bella intervista! Complimenti!
Loro sono molto carini,si legge tra le righe e devo dire anche di presenza , avendo visto il concerto al Giardino Inglese per la Festa della Cooperazione ; )
Continuate così!Leggere i vostri articoli è sempre un piacere!

rosarioNo Gravatar il 2009/07/19 alle 12:09

Complimenti a Voi di Bloggalo per l’intervista ai “Fratelli Cirrone”.
Conosco i ragazzi dal 1987 e posso dire di averli visti crescere nel loro percorso musicale. Ho anche assistito alla nascita di alcune loro canzoni.

tanti auguri!! Vi voglio bene.

VincenzoNo Gravatar il 2009/07/25 alle 20:09

Complimenti a Veronica e Manuela per essere riuscite a trasferire nel post il clima che si respirava durante l’intervista.
Colgo l’occasione per ringraziare ancora una volta gli Apple Scruffs per la loro disponibilità nei confronti nostri e di bloggalo!
E sono felice di poter dire “Ebbene si, io c’ero”

Scrivi un commento

This site is using OpenAvatar based on