CONCITA MON AMOUR

di Roberto Alajmo il 5 febbraio 2010 alle 1:04:08

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Al gabinetto Viesseux di Firenze, per la tavola rotonda, l’età media del pubblico supera la settantina.
Unica donna relatrice è Concita De Gregorio. Quando si tratta di far sedere uno spettatore che vuol fare una domanda, i tre uomini rimangono inchiodati al loro posto, e chi si alza è lei.
Sentirla parlare è come ascoltare un quartetto d’archi formato da una singola persona. Unica perversione è la voglia di interromperla e insultarla, come fanno in televisione, per il piacere di vederla proseguire imperterrita, secondo la sua devastante tecnica abituale.
Alla fine spiega che quello le viene facile: può contare sul training familiare di quattro figli che a casa le parlano addosso senza riguardi.
Voi direte che il sottoscritto non fa testo: è innamorato. Ma se anche lei non accettasse di sposarmi io saprei rassegnarmi: in cambio di vederla alla guida dello schieramento di centrosinistra dopo l’estinzione dei leader invertebrati.

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Categorie: Cultura | Primo Piano


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