DEBUTTO NAZIONALE AL TEATRO BELLINI DI PALERMO DI ULYSSAGE#6 – UOMINI AL BUIO. ADE, DI CLAUDIO COLLOVÀ

di Bloggalo! il 9 febbraio 2010 alle 0:29:40

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Mercoledì 10 febbraio alle 21, al teatro Bellini di Palermo, debutterà in prima nazionale Ulyssage #6 – Uomini al Buio. Ade. Diretto da Claudio Collovà e coprodotto da Teathriditalia, Compagnia Esse p.a. \ Officine Ouragan. Lo spettacolo inaugura un percorso che vede il regista palermitano affrontare in più tappe una delle opere più imponenti del Novecento.
Dopo una intensa fase di sperimentazione e un primo studio, Ulyssage #6 – Uomini al Buio. Ade. approda al Bellini (dove rimarrà fino al 14 febbraio) nella sua fase definitiva. In questo suo intenso viaggio, Claudio Collovà prende le mosse dal VI canto dell’Ulisse di Joyce, la partecipazione di Bloom al funerale di un conoscente, che ha come corrispettivo omerico la discesa agli inferi. Il viaggio più antico del mondo, ma soprattutto il disperato tentativo di incontro di un padre con un figlio. In questa scena carica di visioni, due uomini e un angelo, con la sua presenza costante e preziosa, di guida e insieme di testimone. In scena anche il regista che interpreta un personaggio che tiene conto sia del cinico amico di Dedalus, Buck Mulligan che in Antinoo trova il suo corrispondente omerico, sia un gesuita fondamentalista responsabile dell’educazione in Ritratto di artista da giovane libro che precede l’Ulisse e che con la sua chiusura ne dà l’avvio.
Le scene e i costumi sono di Claudio Collovà, le coreografie di Alessandra Luberti, le luci di Nando Frigerio. In scena Filippo Luna, Davide De Lillis, Alessandra Luberti e Claudio Collovà.
Dopo il debutto palermitano, “Ulyssage #6 – Uomini al Buio. Ade” sarà a Milano, al teatro dell’Elfo, dal 16 al 28 marzo.

NOTE DI REGIA

Ho iniziato con molta emozione questo viaggio intorno all’Ulisse di Joyce, uno dei romanzi più affascinanti e carichi che siano mai stati scritti. Sono partito del tutto arbitrariamente dal VI episodio, Ade\Il cimitero, lavorando sulla materia sepolcrale del testo, assorbendone gli infiniti rimandi e plasmandoli in assoluta autonomia. Ho lasciato che dentro di me si facesse il silenzio necessario per assorbire i mutamenti profondi delle atmosfere, dei linguaggi usati da Joyce e della sua scrittura erroneamente ritenuta astrusa. La scrittura è magica, e allo stesso tempo concreta. Ulyssage # 6, Uomini al buio ripercorre il tema ancestrale della discesa agli inferi di due uomini, che visitano un cimitero. Un numero infinito di morti, conficcati nella terra brulla del Novecento. Chi sono questi due uomini?
Stephen Dedalus e Leopold Bloom, i due protagonisti maschili della Sacra Famiglia joyciana, che con Molly Bloom completano la triade. Bloom compie il suo viaggio in uno stato di cecità spirituale, prima ancora che fisica. In questo brancolare disperato di un padre che cerca un figlio e di un figlio che cerca un padre, le due figure si moltiplicano agli occhi dello spettatore e, attraverso quella materia duttile e carica che è l’opera di Joyce, trovano una esistenza che li rende affini. ‘Una storiella di una giornata’ nella definizione di Joyce. Joyce mi ha portato infinite suggestioni: sotto i miei occhi, queste due figure sono diventate ora i becchini di Amleto, figura assimilabile a Dedalus per azioni e destino, ora piccoli pensatori che discutono di putrefazione e sorvolano il mondo abbracciati in un unico battito d’ali. Esiliati da casa, che entrambi lasciano alle otto di mattina e senza chiave, praticamente sfrattati, in questo mio lavoro finiscono con l’incontrarsi al cimitero. Accompagnati nella loro peregrinazione da un Angelo presto seppellito e dimenticato. Al capezzale di un Angelo, così come Bloom è al capezzale di Molly, una morta in vita, almeno nel suo cuore. Dal suo punto di vista colmo di rimpianto e di fuga. Nel mio lavoro dedicato al VI episodio, emergono tracce di altri due episodi, il IV Calypso\La colazione, in cui si discute brevemente di metempsicosi, e il I Telemaco\La torre in cui attraverso il dialogo tra Dedalus e Buck Mulligan, l’Antinoo omerico, anche qui falso amico e usurpatore, si fa chiara la sua ossessione e senso di colpa nei confronti della madre morta. Il suo rifiuto dell’educazione gesuitica che lo porta a non inginocchiarsi al capezzale della madre moribonda, gli viene rimproverato con parole di sublime durezza dal gesuita fondamentalista responsabile della sua educazione in Ritratto di artista da giovane, libro che precede l’Ulisse e che con la sua chiusura ne dà l’avvio.

Palermo 20 gennaio 2010 – Claudio Collovà

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Categorie: Cultura | Eventi


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