La corsia preferenziale

di Valentina Morello il 9 luglio 2010 alle 8:16:38

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Da qualche giorno mi trovo, mio malgrado, ospite del Di Cristina, meglio conosciuto in città come “Ospedale dei Bambini”, dove il “dei bambini”, lungi dall’evocare qualche simpatico nido di degenza accogliente e colorato nato dalla penna fantasiosa di Astrid Lindgren, sta ad indicare il semplice complemento di specificazione: dei bambini, punto. Tralascio volutamente di soffermarmi  sulla fatiscenza dei locali ospedalieri per riportare un episodio (in realtà una prassi abitudinaria) sgradevole e intollerabile. All’atto del ricovero ci fanno accomodare in una stanzetta dove ci sta una culla, un tavolo, una sedia e una sdraio, presumibilmente lì per rendere più confortevole il soggiorno notturno di chi assiste i piccoli pazienti. Gli infermieri si premurano di dotare ogni nuovo paziente di un foglio di norme comportamentali, dove a caratteri cubitali viene chiesto di rispettare, SENZA ECCEZIONE ALCUNA, gli orari di uscita e di ingresso sia per chi assiste che per i visitatori e ne regolamenta il numero di visitatori consentito, due per volta, “al fine di non provocare DISAGIO, DISTURBO e PERICOLO per i piccoli pazienti”. Ottima cosa, vuoi vedere che memori deli ultimi episodi di cronaca in corsia, adesso pongono più attenzione e controllo al reparto dei bimbi? Mi pare ragionevole e mi adopero anche io per evitare la ressa delle visite. La giornata trascorre tra un bimbo con accenni di polmonite, quache caso di influenza virale e  qualcuno di indigestione. A tarda sera, 22.40 circa, bussano alla porta della mia camera; entra, senza prima ricevere una mia risposta di permesso, un tizio chiedendo se avevo chiamato per il noleggio della sdraio. Quale sdraio? Ma quella che avevo già trovato in stanza ovviamente e che avevo erroneamente ritenuto in dotazione del presidio ospedaliero. Dico di no, di non avere fatto alcuna richiesta e suggerisco di riprendersela pure, ma l’omino della sdraio cerca di convincermi della bontà del suo servizio: la notte in ospedale è lunga e sulla sedia trascorre ancora più lentamente. Oppongo rifiuto e lo invito a portarsela via. Lui riprende “l’articolo” e continua il suo commercio per altre camere. È tarda sera, nel reparto le luci sono spente, i bimbi dormono, le mamme cercano di fare altrettanto ed un tizio passeggia indisturbato a trafficare sdraio come in un qualunque lido balneare. Avverto le infermiere dell’anomalia e la cosa stupisce anche loro …si trovano parecchio stupite in effetti del fatto che io trovassi inopportuno che del personale non autorizzato fosse lasciato libero di entrare a quell’ora in corsia e muoversi indisturbato camera per camera senza che nessuno facesse una piega. Abbozzano senza convinzione.
La sera successiva, ore 22.45, ho già spento le luci della camera, sono mezza svestita quando di nuovo sento bussare alla porta. Stesso personaggio, stesso siparietto. Mi chiede se sono stata io a chiamarlo e si informa delle condizioni della bimba, non per filantropismo sia ben chiaro, ma perchè sperava che migliorando la bimba io ne volessi approfittarre per riposare un pò magari in una bella sdraio comoda e confortevole, piuttosto che la veglia sulla sedia della notte precedente. Mi precipito in infermeria e accuso per la seconda volta l’accaduto, minacciando di riferire tutto il giorno successivo a chi di dovere. Stavolta cerco di essere argomentativamente più incalzante: chiedo alle infermiere di sapere chi apre le porte del reparto a quell’ora, chiedo se si tratta di una persona autorizzata ad essere lì e se ha licenza di affittare materiale proveniente dall’esterno, facendo presente loro le rigide norme comportamentali presentateci al nostro arrivo. Anche questa volta la difesa fa ridere: “sono le mamme a chiamarlo per chiedere il noleggio, se le mamme non lo chiamassero lui neanche verrebbe”. Faccio presente che per due sere consecutive sono stata disturbata in camera ad orari non consoni, senza che io avessi chiamato chicchessia o richiesto alcun servizio. Neanche si pongono il problema del fatto che possano entrare malintenzionati e scorazzare liberi per il reparto. Ricordo che si tratta di un reparto di bimbi. Queste sdraio vanno e vengono di  reparto in reparto trasportando germi, virus e sporcizia. E chi se ne frega delle basilari norme igieniche di locali che ospitano persone debilitate e malate. Il personale infermieristico si discolpa, non ritenendosi in alcun modo responsabile o correlato al fantomatico omino delle sdraio. La mattina successiva riferisco al medico di turno che mi suggerisce di scrivere una nota da mandare in direzione.
È la mia terza sera consecutiva di permanenza al di Cristina. Sono le 23.00. Bussano alla porta.

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Categorie: Cronaca | Cultura | Primo Piano

Commenti
AlexNo Gravatar il 2010/07/09 alle 08:53

Il titolo poteva essere più consono…ah no…l’ho capita adesso….corsia(di ospedale) preferenziale hehehehe

FrancescaNo Gravatar il 2010/07/09 alle 11:30

Che tristezza…. Rispecchia l’Italia oggi, allo sbando!!!

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